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Addolcitore d'acqua: serve davvero?

Rubinetti incrostati, box doccia opachi, scaldabagno che fa rumore: il calcare è un fastidio che costa. Un addolcitore lo risolve, ma non sempre serve, e va scelto e gestito bene. Tutto parte da un numero: la durezza della tua acqua.

Aggiornata il A cura dei tecnici IDNIS

Addolcitore d'acqua domestico con serbatoio del sale e colonna di resine installato in un locale tecnico accanto al contatore e al filtro di una casa
Un addolcitore domestico: colonna di resine, serbatoio del sale e filtro a monte, con by-pass per la manutenzione.

In breve

Un addolcitore serve quando l'acqua è dura: toglie calcio e magnesio scambiandoli con sodio, così scaldabagni, caldaie, rubinetti ed elettrodomestici non si incrostano. Prima di installarlo va misurata la durezza in gradi francesi, con le analisi del gestore dell'acquedotto o con un test sull'acqua di casa, soprattutto se usi un pozzo. Richiede sale, rigenerazioni e manutenzione periodica e va regolato per lasciare una durezza residua. A Biella IDNIS verifica l'acqua e dimensiona l'impianto.

Unità di misura
Gradi francesi: 1 °f = 10 mg/l di carbonato di calcio
Cosa toglie
Calcio e magnesio, responsabili del calcare
Cosa non toglie
Batteri, nitrati e la maggior parte degli inquinanti
Manutenzione
Sale, sanificazione delle resine, controllo della durezza residua

Durezza dell'acqua: che cosa misura e dove trovarla

La durezza indica quanti sali di calcio e magnesio sono disciolti nell'acqua. In Italia si misura di solito in gradi francesi: un grado francese corrisponde a 10 milligrammi di carbonato di calcio per litro. Più alto è il numero, più calcare si deposita quando l'acqua si scalda o evapora, cioè proprio nei punti più delicati: resistenze, scambiatori, rompigetto, guarnizioni.

La durezza cambia molto da un comune all'altro e a volte anche tra quartieri, a seconda delle fonti di approvvigionamento. Il dato aggiornato lo pubblica il gestore del servizio idrico del tuo comune, nelle analisi dell'acqua o in bolletta. Se usi un pozzo privato, come molte case di pianura e collina, la sola strada affidabile è un'analisi di laboratorio, che dice anche se l'acqua ha altri problemi. Per una prima idea esistono test a strisce o a gocce, poco costosi.

Gradi francesi: come leggere il dato

DurezzaCome si definisceCosa aspettarsi in casa
Fino a 15 °fAcqua dolcePoco calcare: l'addolcitore di solito non serve
15–25 °fAcqua mediamente duraCalcare visibile su rubinetti e box doccia, depositi lenti negli scaldabagni
25–35 °fAcqua duraIncrostazioni frequenti, scambiatori e resistenze che perdono efficienza
Oltre 35 °fAcqua molto duraDepositi rapidi: senza trattamento gli apparecchi durano sensibilmente meno

Le soglie tra una classe e l'altra cambiano leggermente tra le fonti: servono come ordine di grandezza.

Come funziona un addolcitore

Dentro la colonna c'è una resina a scambio ionico: quando l'acqua la attraversa, la resina trattiene calcio e magnesio e rilascia al loro posto sodio, che non forma calcare. Quando la resina è satura, l'addolcitore la rigenera con una soluzione di acqua e sale presa dal serbatoio e scarica in fognatura l'acqua di lavaggio. Le rigenerazioni sono comandate da una valvola, a tempo o, meglio, in base ai litri trattati.

Un addolcitore installato bene ha un filtro a monte che trattiene sabbia e impurità, un by-pass per escluderlo durante la manutenzione e un miscelatore che permette di regolare la durezza residua dell'acqua in uscita. Si installa dopo il contatore, sulla linea che alimenta la casa; spesso si lasciano fuori l'irrigazione e i rubinetti esterni, che non ne hanno bisogno.

Resistenza di uno scaldabagno elettrico ricoperta da una spessa crosta di calcare bianco appena smontata durante una sostituzione
Il calcare si deposita dove l'acqua si scalda: qui sulla resistenza di uno scaldabagno.

Vantaggi e limiti

Cosa migliora

  • Scaldabagni, bollitori e scambiatori delle caldaie restano puliti e scaldano con meno energia
  • Rubinetti, docce, box e piastrelle si puliscono più facilmente
  • Lavatrice e lavastoviglie si incrostano meno e richiedono meno detersivo e anticalcare
  • Meno guasti per calcare su valvole, miscelatori termostatici e cassette dei WC

Cosa considerare

  • Costo del sale e della manutenzione periodica
  • Serve spazio vicino al contatore, una presa elettrica e uno scarico
  • L'acqua addolcita contiene più sodio: chi segue una dieta povera di sodio può tenere un rubinetto di acqua non trattata per bere
  • Se trascurato, le resine possono diventare un ambiente adatto ai batteri
  • Non è un filtro: non toglie batteri, nitrati e la maggior parte degli inquinanti

Le regole da rispettare

Gli addolcitori che trattano acqua destinata al consumo umano rientrano nella normativa sulle apparecchiature di trattamento dell'acqua potabile, il DM 25/2012. Tra le altre cose prevede che l'apparecchio sia accompagnato da istruzioni e indicazioni di manutenzione e che l'acqua trattata non scenda sotto una durezza minima, indicata in genere in 15 °f. In pratica l'addolcitore si regola per ridurre la durezza, non per azzerarla: un'acqua troppo dolce diventa aggressiva verso tubazioni e raccordi metallici.

Per l'acqua degli impianti di riscaldamento vale un discorso a parte. La norma tecnica UNI 8065 e le regole nazionali sui requisiti minimi degli impianti termici chiedono un trattamento dell'acqua adeguato quando si installa o si sostituisce il generatore, con l'addolcimento previsto nei casi di acqua dura e potenze elevate. Per una caldaia domestica il trattamento più comune è il condizionamento chimico, abbinato al lavaggio dell'impianto.

Quando ha senso e quando no

  • Ha senso con una durezza che supera stabilmente i 25–30 °f, misurata e non stimata
  • Ha senso se hai uno scaldabagno, un bollitore o uno scaldacqua a pompa di calore, che con acqua dura si incrostano in fretta
  • Ha senso con una caldaia istantanea che produce acqua calda con uno scambiatore a piastre
  • Ha senso in famiglie numerose e strutture ricettive, come i B&B e le case vacanza, dove i consumi di acqua calda sono alti
  • Non serve se l'acqua del tuo comune è già dolce o di poco sopra i 15 °f
  • Non basta se il problema è il gusto o la sicurezza dell'acqua da bere: servono filtri o, per i pozzi, la potabilizzazione con lampada UV
  • Alternativa per un singolo apparecchio, un dosatore di polifosfati protegge dal calcare senza addolcire l'acqua

La manutenzione dell'addolcitore

Un addolcitore trascurato non protegge più e può peggiorare la qualità dell'acqua. Le operazioni sono poche ma vanno fatte con regolarità.

  1. Rabbocco del sale

    Usa sale specifico per addolcitori, in pastiglie o granuli, e non lasciare mai il serbatoio vuoto.

  2. Controllo della durezza in uscita

    Con un test a gocce verifichi ogni tanto che la durezza residua sia quella impostata.

  3. Pulizia del filtro

    La cartuccia o la rete del filtro a monte va lavata o sostituita secondo le indicazioni del costruttore.

  4. Sanificazione delle resine

    Va fatta periodicamente con prodotti dedicati, come previsto nel manuale dell'apparecchio.

  5. Verifica della valvola

    Orologio, programma di rigenerazione e scarico: durante la visita tecnica si controlla che tutto funzioni e si annota l'intervento.

Addolcitore, caldaia e pompa di calore

Il calcare colpisce soprattutto dove l'acqua sanitaria si scalda: nello Scaldabagno, nel bollitore della pompa di calore e nello scambiatore dell'acqua calda della caldaia. Quando una caldaia dà acqua calda a sbalzi o fa rumore, spesso c'è uno scambiatore incrostato; la riparazione risolve il guasto, l'addolcitore evita che si ripresenti.

Se stai rifacendo l'impianto idraulico o sostituendo la caldaia è il momento giusto per prevedere lo spazio e i collegamenti. Ti aiutiamo a scegliere dimensione e tipo di apparecchio partendo dalla durezza reale: i dettagli del servizio sono nella pagina Addolcitori e filtri.

Pagina aggiornata il .

Domande frequenti

Come faccio a sapere se la mia acqua è dura?

Controlla le analisi pubblicate dal gestore del servizio idrico del tuo comune, che riportano la durezza in gradi francesi. Con un pozzo privato serve un'analisi di laboratorio; per una prima idea puoi usare un test a strisce o a gocce.

L'acqua addolcita si può bere?

Sì, se l'addolcitore è conforme, regolato per lasciare la durezza residua prevista e mantenuto con regolarità. Contiene un po' più di sodio: chi deve limitarlo può lasciare in cucina un rubinetto di acqua non trattata.

Quanto sale consuma un addolcitore?

Dipende dalla durezza dell'acqua, dai litri consumati e dalla taglia dell'apparecchio: più l'acqua è dura e più si consuma, più spesso rigenera. Un apparecchio con valvola volumetrica, che rigenera in base ai litri trattati, consuma meno di uno a tempo.

L'addolcitore protegge la caldaia?

Protegge soprattutto la parte che produce acqua calda sanitaria, cioè lo scambiatore dell'acqua dei rubinetti. Il circuito del riscaldamento è chiuso e si protegge con il trattamento dell'acqua d'impianto e un defangatore.

Serve un addolcitore se ho il pozzo?

Solo se l'analisi mostra un'acqua dura. Spesso con un pozzo le priorità sono altre, come sabbia, ferro o qualità batteriologica, che si trattano con filtri e lampade UV. L'analisi di laboratorio dice da dove partire.

Un addolcitore magnetico funziona come uno a resine?

No. I dispositivi magnetici o elettronici non tolgono calcio e magnesio dall'acqua e i risultati sono variabili. Se l'acqua è davvero dura, l'unico modo per ridurre la durezza è uno scambio ionico con resine.

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