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Riscaldamento a pavimento a Biella

Il pavimento radiante scalda la casa con acqua tiepida che scorre in tubi annegati nel massetto. Lavora a temperature basse ed è per questo il compagno naturale della pompa di calore. Lo realizziamo nelle case nuove e nelle ristrutturazioni, anche con sistemi a spessore ridotto.

Serpentine del riscaldamento a pavimento posate a spirale sui pannelli isolanti prima del massetto, in un cantiere IDNIS
La parte che poi non si vede: i circuiti del pavimento radiante prima della posa del massetto.

In breve

IDNIS realizza impianti di riscaldamento a pavimento a Biella e provincia: isolante, tubi, collettore, massetto e regolazione stanza per stanza, con la stessa squadra che posa i pavimenti. L'impianto lavora con acqua intorno ai 30–35 °C, ideale per la pompa di calore, e con un sistema di deumidificazione può anche raffrescare d'estate. In ristrutturazione esistono sistemi ribassati con spessori complessivi di 2–3 cm, che evitano di demolire il sottofondo.

Temperatura dell'acqua
Circa 30–35 °C in riscaldamento
Superficie del pavimento
Al massimo 29 °C nelle zone in cui si sta (UNI EN 1264)
Spessore tradizionale
Circa 8–12 cm tra isolante, tubi e massetto, escluso il pavimento
Spessore ribassato
Circa 2–3 cm, per le ristrutturazioni

Perché scalda in modo diverso dai termosifoni

Un radiatore scalda soprattutto l'aria, che sale verso il soffitto: vicino al pavimento si sta più freschi che all'altezza della testa. Il pavimento radiante cede invece gran parte del calore per irraggiamento da una superficie molto ampia e appena tiepida. La temperatura è uniforme in tutta la stanza e le pareti restano libere da ingombri.

Proprio perché la superficie è grande, l'acqua può essere poco calda, di solito tra 30 e 35 °C. È la condizione in cui una pompa di calore ottiene i rendimenti più alti e in cui anche una caldaia a condensazione condensa sempre. Il rovescio della medaglia è l'inerzia: il massetto impiega ore a scaldarsi e a raffreddarsi, quindi l'impianto si gestisce con temperature costanti e non con accensioni brevi.

Come si realizza un impianto a pavimento

L'ordine delle fasi conta: un errore nel massetto o nella prima accensione non si corregge dopo aver posato il pavimento.

  1. Calcolo e disegno dei circuiti

    Stanza per stanza calcoliamo il calore necessario e da questo il passo dei tubi, più fitto vicino alle vetrate, e la lunghezza dei circuiti, che deve restare entro i limiti per non frenare la portata.

  2. Isolante e fascia perimetrale

    Sul sottofondo livellato posiamo pannelli isolanti, spesso con bugne che tengono fermi i tubi, e una fascia comprimibile lungo le pareti che assorbe le dilatazioni del massetto.

  3. Tubi e collettore

    I tubi, in polietilene reticolato o multistrato con barriera all'ossigeno, partono da un collettore con misuratori di portata e testine per le zone. Li mettiamo in pressione prima di coprirli e li lasciamo in pressione durante il getto.

  4. Massetto

    Con un massetto cementizio tradizionale servono almeno 4,5 cm sopra i tubi; con massetti autolivellanti specifici lo spessore si riduce. I giunti di dilatazione vanno previsti sulle soglie e nelle stanze grandi.

  5. Primo riscaldamento

    Prima di posare il pavimento si fa un ciclo di riscaldamento graduale, dopo i tempi di maturazione del massetto, che per un cementizio sono di solito almeno tre settimane. Saltarlo è la causa più comune di piastrelle che si crepano e parquet che si deforma.

  6. Pavimento e taratura

    Si posano i pavimenti, poi bilanciamo le portate dei circuiti al collettore e impostiamo la curva climatica del generatore.

Nella ristrutturazione: i sistemi a spessore ridotto

Nelle ristrutturazioni di appartamenti e case biellesi il problema è quasi sempre l'altezza: porte, soglie e scale non permettono di alzare il pavimento di dieci centimetri. Se si demolisce il vecchio sottofondo spesso si recupera lo spazio per un sistema tradizionale. Quando non si può, si usano sistemi ribassati: tubi di piccolo diametro su pannelli sottili o direttamente sul pavimento esistente, coperti da un autolivellante, per spessori complessivi intorno ai 2–3 cm.

I sistemi ribassati rispondono più in fretta, perché c'è meno massa da scaldare, ma hanno poco isolante sotto: sopra una cantina o un garage freddi conviene comunque isolare il solaio dal basso. Con IDNIS demolizioni, impianto, massetto e posa sono coordinati nello stesso cantiere, quindi spessori e quote si decidono una volta sola, all'inizio.

Tubi bianchi del riscaldamento a pavimento posati a serpentina su pannelli isolanti bugnati in una casa in ristrutturazione a Biella, con collettore a parete
I circuiti sui pannelli bugnati prima del getto del massetto: il passo dei tubi si stringe vicino alle finestre.

Quali pavimenti si possono posare sopra

Ogni rivestimento oppone una certa resistenza al passaggio del calore: più è bassa, meno calda deve essere l'acqua.

  • Gres porcellanato e pietra La scelta più efficiente: conducono bene il calore e non temono le variazioni di temperatura. Vanno posati con colle adatte e rispettando i giunti.
  • Parquet Si può, con legni stabili e spessori contenuti, meglio prefiniti a strati incollati al massetto. Il massello di grande spessore va evitato. Ne parliamo nella pagina Parquet.
  • Laminati e LVT Possibili se il produttore li dichiara adatti al radiante; attenzione ai materassini sottostanti, che frenano il calore.
  • Moquette e tappeti spessi Riducono molto la resa: meglio evitarli nelle stanze principali.

D'estate: raffrescare con il pavimento

Con una pompa di calore reversibile si può far circolare nel pavimento acqua a 16–18 °C e togliere calore alla casa senza correnti d'aria. La potenza di raffrescamento è limitata e c'è un vincolo preciso: la superficie non deve mai scendere sotto il punto di rugiada dell'aria, altrimenti si forma condensa sul pavimento.

Per questo il raffrescamento radiante richiede sempre una sonda di umidità e un sistema di deumidificazione: deumidificatori dedicati nel controsoffitto o una ventilazione meccanica con funzione di deumidifica. Nelle giornate estive afose è il dettaglio che decide se l'impianto è piacevole o se si cammina su un pavimento umido.

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Domande frequenti

Il riscaldamento a pavimento fa male alle gambe?

No, se è progettato secondo la norma. I disturbi alle gambe erano legati a vecchi impianti con acqua molto calda. Oggi la superficie resta entro 29 °C nelle zone in cui si sta, di solito pochi gradi sopra la temperatura dell'aria.

Si può fare il pavimento radiante senza demolire il pavimento esistente?

Sì, con i sistemi ribassati da 2–3 cm posati sopra il pavimento esistente. Prima verifichiamo tenuta e planarità del vecchio pavimento, e l'altezza di porte e soglie.

Quanto tempo serve per scaldare la casa con il pavimento radiante?

Ore, non minuti. Per questo si lascia acceso con temperature costanti e abbassamenti notturni di uno o due gradi, invece di spegnerlo e riaccenderlo. I sistemi ribassati reagiscono più in fretta.

Posso mettere il parquet sul riscaldamento a pavimento?

Sì, scegliendo un parquet adatto, di solito prefinito a strati e incollato al massetto, con spessore contenuto. Il legno deve essere dichiarato idoneo dal produttore e posato dopo il primo riscaldamento del massetto.

Il pavimento radiante funziona con la caldaia?

Sì. Con una caldaia serve un gruppo di miscelazione che porti l'acqua alla bassa temperatura richiesta, e una caldaia a condensazione in questo caso condensa sempre. Rende però al meglio con la pompa di calore.

Il riscaldamento a pavimento rientra nelle detrazioni?

Sì, quando fa parte di una ristrutturazione con rifacimento dell'impianto: nel 2026 il bonus ristrutturazione è al 50% sull'abitazione principale e al 36% sulle altre. Pro e contro sono riassunti nella guida Pavimento radiante: pro e contro.

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