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Pompa di calore in montagna e nelle valli biellesi

In montagna una pompa di calore aria-acqua funziona, ma non perdona gli errori di progetto. Freddo intenso, aria umida, neve e silenzio notturno vanno considerati prima di scegliere la macchina e il punto in cui installarla.

Aggiornata il A cura dei tecnici IDNIS

Unità esterna di pompa di calore montata su staffe a muro sopra la neve accanto a una casa in pietra di una valle biellese
In valle l'unità esterna va sollevata dalla neve e protetta dalla caduta di neve dal tetto.

In breve

Una pompa di calore aria-acqua funziona anche nelle valli biellesi e sopra i 600 metri, se è dimensionata sulla temperatura esterna di progetto della località e non sulla media invernale. Contano gli sbrinamenti con aria umida intorno allo zero, l'unità esterna sollevata dalla neve, lo scarico condensa protetto dal gelo e una riserva di calore. Diversi comuni montani del Biellese sono in zona climatica F: IDNIS valuta clima, isolamento della casa e uso, prima o seconda casa.

Biella città
Zona climatica E, 2.589 gradi giorno
Comuni delle valli
Molti in zona F, oltre 3.000 gradi giorno
Condizioni più critiche
Aria umida tra –5 e +5 °C: sbrinamenti frequenti
Unità esterna
Più alta del livello abituale della neve

Il freddo delle valli, in numeri

La classificazione climatica dice già molto. Biella città è in zona E con 2.589 gradi giorno; comuni come Andorno Micca, Pralungo, Graglia, Pollone e Sordevolo superano i 3.000 gradi giorno e sono in zona F, e Piedicavallo, in testa alla Valle Cervo, arriva a circa 3.670. Più gradi giorno vuol dire una stagione di riscaldamento più lunga, più ore di lavoro della macchina e più ore con temperature vicine o sotto lo zero.

In zona E il riscaldamento si accende dal 15 ottobre al 15 aprile, mentre in zona F la legge non pone limiti di periodo: in molte case di valle l'impianto lavora da settembre a maggio. Per una pompa di calore questo significa che il comportamento nei mesi freddi pesa sui consumi annui molto più che in pianura.

Conta poi la posizione della singola casa. Un fondovalle poco soleggiato, dove l'aria fredda ristagna, può essere più freddo di una casa a mezza costa esposta a sud qualche centinaio di metri più in alto. Per questo nei comuni della provincia di Biella guardiamo, oltre alla zona climatica, esposizione, ore di sole d'inverno e consumi degli anni passati.

Fino a che temperatura funziona una pompa di calore?

Le pompe di calore aria-acqua di oggi sono progettate per lavorare con temperature esterne ben sotto lo zero, e molti modelli dichiarano un campo di funzionamento fino a –20 °C o –25 °C. Funzionare però non vuol dire rendere come a 7 °C: quando l'aria è più fredda la macchina estrae meno calore, la potenza disponibile scende e il rendimento cala, proprio nelle ore in cui la casa chiede di più.

Il dimensionamento corretto parte quindi dalla temperatura esterna di progetto della località, il valore minimo di riferimento usato nella progettazione termotecnica, e verifica che a quella temperatura la macchina copra il fabbisogno della casa o che la parte mancante sia affidata a una riserva. Scegliere la pompa di calore sulla potenza di catalogo, misurata con aria a 7 °C, è l'errore più frequente in montagna.

Non serve però esagerare nel senso opposto. Una macchina molto sovradimensionata lavora a lungo a carico ridotto, si accende e si spegne spesso e costa di più. La temperatura esterna sotto la quale entra in gioco la riserva, detta punto bivalente, va scelta per ogni casa in base a clima, isolamento e generatore di supporto disponibile.

Cosa cambia tra pianura e valle

AspettoBiella città e pianuraValli e località sopra i 600 m
Stagione di riscaldamentoDa metà ottobre a metà aprile (zona E)Spesso da settembre a maggio, senza limiti di periodo in zona F
DimensionamentoSul fabbisogno calcolato e sulla temperatura di progetto della cittàSulla temperatura di progetto della località, verificando la potenza resa a bassa temperatura
SbrinamentiFrequenti nelle giornate di nebbiaFrequenti con aria umida intorno allo zero, meno con freddo secco intenso
NeveEpisodicaDecide altezza e posizione dell'unità esterna
RumoreCoperto in parte dal rumore di fondoPiù percepibile nel silenzio notturno e tra case vicine
Rete elettricaAumento di potenza da chiedere al fornitoreAumento di potenza e frequenza delle interruzioni da verificare
Riserva di caloreUtileConsigliata, soprattutto per chi vive in valle tutto l'inverno

Il confronto descrive situazioni tipiche. Ogni località va valutata con i suoi dati climatici e con le caratteristiche della casa.

Lo sbrinamento: perché a volte la macchina fuma e si ferma

Quando l'aria esterna è umida e la temperatura è vicina allo zero, l'umidità ghiaccia sulle alette della batteria esterna. Periodicamente la macchina inverte il ciclo per qualche minuto e scioglie il ghiaccio: in quei momenti esce vapore, il ventilatore si ferma e l'impianto non manda calore in casa. È un funzionamento normale, non un guasto.

Le condizioni più impegnative non sono le giornate di freddo secco a –10 °C, ma quelle di nebbia e aria satura tra –5 e +5 °C, frequenti negli inverni biellesi. In quelle giornate gli sbrinamenti si ripetono spesso e pesano sul rendimento. Una buona logica di sbrinamento e un impianto con abbastanza acqua, oppure un accumulo inerziale, evitano che in casa si sentano sbalzi di temperatura.

Il ghiaccio sciolto diventa acqua, anche parecchi litri al giorno nei periodi umidi. Se lo scarico della condensa gela, sotto la macchina si forma un blocco di ghiaccio che può arrivare a fermarla. In valle lo scarico va quindi portato in un punto protetto, con tubo isolato e, dove serve, un cavo scaldante.

Pompa di calore in sbrinamento con vapore che sale dalla batteria esterna in una mattina di nebbia e brina nelle colline biellesi
Il vapore durante lo sbrinamento è normale; lo scarico della condensa deve restare libero anche quando gela.

Dove mettere l'unità esterna in montagna

La posizione decide rendimento, durata della macchina e rapporti con i vicini. Sono i controlli che facciamo al sopralluogo.

  • Sopra la neve: su basamento o staffe, con la base della macchina più alta del livello che la neve raggiunge di solito in quel punto.
  • Lontano dalle gronde: mai sotto il punto in cui la neve scivola dal tetto o l'acqua gocciola e poi gela. Una tettoia aiuta, se lascia libero il passaggio dell'aria.
  • Spazio libero davanti: l'aria espulsa, fredda e umida, non deve tornare in aspirazione. Niente nicchie chiuse, angoli stretti o siepi a ridosso.
  • Vento dominante: meglio evitare che il vento soffi direttamente contro il ventilatore, perché disturba il flusso d'aria.
  • Scarico condensa: verso un pozzetto o un terreno drenante, protetto dal gelo e lontano da camminamenti che diventerebbero lastre di ghiaccio.
  • Accessibile d'inverno: raggiungibile per pulizia e controlli senza dover spalare un metro di neve.
  • Lontano dalle camere: le tue e quelle dei vicini, considerando anche il suono che rimbalza su muri e cortili.
  • Collegamenti corti: le tubazioni tra macchina e casa devono essere brevi e ben isolate, per non disperdere calore all'aperto.

Rumore: in valle si sente di più

In un borgo di montagna, di notte, il rumore di fondo è molto basso. Il ronzio di un ventilatore che in città nessuno noterebbe può arrivare chiaramente alle finestre vicine, e tra case in pietra ravvicinate, cortili chiusi e muri alti il suono rimbalza e si concentra.

Si interviene in tre modi: scegliendo una macchina con bassa potenza sonora e modalità notturna, orientandola in modo che il suono non punti verso camere e confini, e montandola su supporti antivibranti, mai su un balcone o una parete leggera che faccia da cassa di risonanza. Le norme sul rumore tutelano le abitazioni vicine, quindi è un aspetto da progettare prima e non da sistemare dopo. Ricorda che la modalità silenziosa riduce anche la potenza disponibile: va considerata nel dimensionamento.

La riserva di calore: cosa tenere come scorta

In montagna una riserva copre le giornate più fredde, gli sbrinamenti prolungati e gli eventuali fermi della macchina.

Resistenza elettrica integrata

Costa poco da installare ma consuma molto: va bene come aiuto per poche ore l'anno, non come seconda fonte abituale.

Caldaia esistente in ibrido

Se c'è già una caldaia in buono stato, a metano o GPL, può restare come generatore di supporto gestito dalla stessa centralina: vedi sistemi ibridi.

Stufa a legna o a pellet

Molte case di valle ne hanno già una. Nell'ambiente principale, o collegata all'impianto con uno schema studiato, copre i picchi di freddo.

Accumulo inerziale

Un serbatoio di acqua tecnica rende la macchina più stabile, riduce le accensioni e fornisce calore durante gli sbrinamenti.

Casa in pietra o casa isolata: conta l'involucro

Molte case delle valli sono in pietra, con muri spessi che accumulano calore ma isolano poco, serramenti piccoli e locali al piano terra contro il terreno. Rispondono bene a un riscaldamento continuo e a bassa temperatura, ma con muri freddi e umidi chiedono molta energia. Spesso il primo intervento utile riguarda tetto e serramenti, prima ancora della macchina: nella ristrutturazione delle case in pietra li affrontiamo insieme agli impianti.

Quando la ristrutturazione è completa, un pavimento radiante abbinato alla pompa di calore è la combinazione più efficiente anche in quota, perché lavora con acqua a 30–35 °C. Con i radiatori esistenti, in montagna l'ibrido resta spesso la scelta più prudente; il confronto generale è nella guida pompa di calore o caldaia.

Pompe di calore e ibridi che sostituiscono la caldaia accedono anche in montagna al Conto Termico 3.0 o all'ecobonus. Per mantenerli efficienti conta la manutenzione periodica, a partire dalla pulizia della batteria esterna prima dell'inverno.

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Domande frequenti

La pompa di calore funziona a –15 °C?

Sì, molti modelli attuali funzionano anche a –15 °C e oltre, con potenza e rendimento ridotti. Il punto è verificare che a quella temperatura la macchina, da sola o con la riserva, copra il fabbisogno della casa.

Conviene la pompa di calore in una casa di montagna?

Conviene quando la casa è abitata con continuità, è ragionevolmente isolata e può lavorare a bassa temperatura. In una casa in pietra non isolata con radiatori piccoli danno risultati più sicuri un sistema ibrido o un intervento sull'involucro prima della macchina.

Perché d'inverno dalla pompa di calore esce fumo?

È vapore, non fumo. Durante lo sbrinamento la macchina scioglie il ghiaccio formato sulla batteria esterna e parte dell'acqua evapora; succede soprattutto con aria umida intorno allo zero ed è un funzionamento normale.

A che altezza va messa l'unità esterna se nevica?

Più in alto del livello che la neve raggiunge di solito in quel punto, su basamento o staffe a muro, e mai sotto lo scivolo della neve dal tetto. L'altezza giusta si decide al sopralluogo, in base all'esposizione e a come si comporta la neve in quel punto.

Si può usare la pompa di calore in una seconda casa di montagna?

Sì, ma servono protezioni antigelo per i periodi di assenza e, meglio ancora, un controllo a distanza. Se la casa si usa nei fine settimana conta anche il tempo di messa a regime: con un pavimento radiante servono molte ore, quindi l'accensione va programmata in anticipo.

Ci sono incentivi anche per le case di montagna?

Sì, gli stessi del resto d'Italia: ecobonus al 50% sull'abitazione principale e al 36% sulle altre, oppure Conto Termico 3.0 del GSE, quando la pompa di calore sostituisce l'impianto esistente. Il calcolo del Conto Termico tiene conto anche della zona climatica.

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